Il resto lo leggiamo qui sotto, e lo leggeremo in seguito con gli altri eventi.
Diciassette giorni dopo la morte dello zio, il 4 marzo del come dividere una traccia audio da un video 1152 nella dieta di Francoforte, Federico di Svevia fu dai principi eletto re di Germania e il 9 dello stesso mese ricevette con grande solennità ad Aquisgrana la corona d'argento.Nel luglio del 1160 le milizie di Porta Nuova, Porta Comacina e Porta Vercellina, aiutate da quelle di Brescia e guidate da alcuni consoli e dell'arcivescovo Oberto, andarono a stringere d'assedio il castello.Un poeta anonimo contemporaneo narra in versi latini gli ultimi istanti del condannato.Lanno successivo Carla Stampa registrava laffermazione della nuova figura scrivendo: «I personaggi principali dell operazione moda sono almeno tre: il grande sarto che firma il modello, lo stilista che lo crea, lindustriale che fornisce la materia prima per realizzare lidea» ( Chi ha imbottito.Il boom economico modificò radicalmente assetti sociali secolari, distruggendo pratiche e abitudini, rapidamente rubricate come relitti del passato e altrettanto rapidamente sacrificate sullaltare del progresso.Volendo i Lodigiani includere nella formula le parole "salva la fede all'imperatore", i consoli istigarono il popolo contro la vicina città, e a nulla valsero le preghiere di sessanta autorevoli cittadini che, guidati dal loro vescovo, si recarono a Milano a chiedere misericordia presso l'arcivescovo.Erano stati gli Ottone a escogitare il sistema dei new look voucher codes 20 off Vescovi-Conti.Sede e il re un trattato.L'annuncio della caduta del Santo Sepolcro nelle mani degli infedeli produsse grandissima commozione in tutta l'Europa.Per non essere bloccati da eventuali baluardi tedeschi, presero la via di Lodi e Piacenza, passarono sulle terre dei Malaspina, invitando e portandosi dietro obizzo ed altri signori che possedevano castelli in quelle montagne, poi, così uniti marciarono contro gli assedianti della città.
Per comprendere questo quadro, può essere utile spostarsi sullasse Torino-Milano, importante per la storia della moda in Italia tanto quanto quello Firenze-Roma.
Il 28 giugno del 1183 numerose schiere romane (filo-repubblicane) mossero contro l'odiata città; ma, essendo stato chiamato da Lucio per la difesa di Tuscolo l'arcivescovo di Magonza che era rimasto in Italia, gli assalitori si ritirarono inseguiti da Cristiano.La distruzione della città, rea soltanto di aver voluto difendere la propria libertà, fu poi completata quando iniziarono gli incendi che i saccheggiatori dopo averla depredata appiccarono contemporaneamente in tutti i quartieri, e che, rapidamente propagatosi, distrusse tutto quello che poteva.I Milanesi, impotenti a recar soccorso a Crema, cercavano intanto di distogliere l'Imperatore dall'assedio.Il principio della campagna registrò per lui dei successi: Susa fu presa e perché fosse vendicata la fuga alla quale l'imperatore era stato costretto sei anni prima, fu selvaggiamente distrutta, rasa al suolo; Torino fu occupata; Asti dopo soli otto giorni d'assedio si arrese.Sembrò un giorno che le truppe di Cristiano di Magonza dovevano impadronirsi della città.Labbigliamento pronto in Italia dal primo dopoguerra agli anni Settanta, Milano 2006.Formò così un corpo di efficientissimi burocrati (i ministeriales esperti di diritto, economia, scienza e tecnica dell'amministrazione, e soprattutto oltre essere dei competenti e uomini di prestigio erano anche dei fedelissimi all'imperatore; ma proprio per questo quando non lo erano più o cadevano in disgrazia.Nato da umilissima condizione, si era recato in Francia, dove con l'ingegno e la tenacia era riuscito a percorrere tutti i gradi della gerarchia ecclesiastica; divenuto priore del monastero.



Risorse, infatti -dopo la sottomissione di Callisto- anche se per poco, lo scisma con l'elezione di un antipapa ch'ebbe il nome di innocenzo III, che, durò per qualche mese, perché preso con i suoi complici, fu fatto prigioniero poi confinato all'abbazia di Cava.
Era il 25 gennaio del 1160 quando furono eseguiti i patti della resa: circa ventimila Cremaschi abbandonarono la loro città e si diressero alla volta di Milano; Crema fu invasa dalle soldatesche del Barbarossa e dopo averla orrendamente saccheggiata, fu appiccato il fuoco alla città.
Ma neppure questa volta il Barbarossa volle dare ascolto alla voce degli oppressi; anzi dopo aver fatto alcune scorrerie a Bergamo e nei dintorni di Bresci, aggravò la situazione calcando la mano, illudendosi con la forza di tenere a freno le città ribelli, facendosi consegnare.


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